Valid XHTML 1.0! Valid CSS! Use Firefox Use Opera

Björk

Una delle artiste più "coraggiose" nel cercare soluzioni nuove per le sue canzoni. La cosa ha un carattere del tutto ufficioso e personale, non garantisco nulla sull'affidabilità dei contenuti. Attenzione: per poter visualizzare anche la pagina successiva è necessario abilitare i javascript.

Björk Björk (al secolo Björk Gudmundsdóttir, pronuncia "Bj-erk Gvuth-muns-doe-ter") nasce il 21 novembre 1965 a Reykjavik, Islanda. La terra del ghiaccio, oltre ad averle dato i natali, avrà anche un'importanza rilevante nello stile con cui la cantante comporrà le proprie melodie. Uno stile che lei stessa ha spiegato, a suo modo, in occasioni diverse. Alcune sue frasi: "Per me, cantare è sempre stato qualcosa di puro, il mio modo di dialogare con le cose. Mi è sempre piaciuto cantare nel vento, sotto la pioggia, in una tormenta di neve, su un torrente di lava... Io contro gli elementi" - "Adoro gli archi, e ho sempre pensato che il nostro sistema nervoso, se amplificato, produrrebbe il suono di un violino, di una viola o di un violoncello". Da non dimenticare poi il verso di "Hunter" (da Homogenic) in cui recita "How Scandinavian of me!". È uno stile che alterna suoni soffusi, quasi rilassanti, ad altri più "forti", quasi rabbiosi, oltre ad ardite ed improvvise evoluzioni vocali, grazie anche ad una voce forse non bella, almeno secondo i canoni usuali, ma decisamente caratteristica. I testi sono spesso al limite del surreale, come quando, in "Bachelorette", canta "I'm a fountain of blood, my love, in the shape of a girl". Il tutto, comunque, sempre all'insegna della sperimentazione. In tanti la avvicinano al genere pop, io preferisco accostarla all'alternative. C'è chi per lei è arrivato addirittura a coniare termini come "Icelandicness" o "Björkiness", o l'aggettivo "Björkese".

Björk, in islandese betulla, inizia a sviluppare la volontà d'acciaio e la carica delle sue canzoni dall'infanzia, vissuta con i genitori in una comune hippie a Reykjavik. Di quell'esperienza ha detto "Ho pensato a lungo che fosse fantastico. Avevo sempre intorno gente che passava ore e ore a raccontarmi storie, a scherzare e a sognare improbabili viaggi collettivi a bordo di una grande nave. Poi, intorno ai sette-otto anni, ho finalmente chiesto loro: 'Perché non vi mettete a fare qualcosa?' Da quel momento, sono diventata iperattiva. E ho sviluppato una volontà d'acciaio". Si può dire che la sua carriera musicale inizia verso gli 11 anni, ai tempi delle lezioni di pianoforte alla scuola elementare. Una sua esibizione viene trasmessa in radio, dove, come nelle migliori storie, la sente un rappresentante di una casa discografica, la Fàlkinn. Il primo contratto arriva in breve tempo, così come il primo album, l'omonimo Björk, del 1977. Björk in Debut È il primo passo nel mondo della musica, che la vedrà via via affermarsi in maniera sempre più decisa. L'adolescenza è un susseguirsi di gruppi, in prevalenza punk: dalle Spit and Snot agli Exodus, dai Tappi Tìkarrass ai KUKL ("stregoneria"), per finire con gli Sugarcubes del futuro marito (anche se per pochi anni) Thòr Eldon, da cui avrà nel 1986 anche un bambino, Sindri. Proprio gli Sugarcubes sono il gruppo che la farà conoscere al grande pubblico: l'unica canzone di un certo impatto prodotta con questo gruppo fu Ammæli, pubblicata anche come "Birthday", ma fu sufficiente a farli conoscere in Inghilterra e Stati Uniti. In contemporanea, Björk partecipa ad alcun progetti, il più importante dei quali è Gling-glò, del 1990: una raccolta di brani jazz famosi e di lavori originali, con il gruppo bebop Trio Guðmundar Ingólfssonar, e pubblicato (almeno inizialmente) solo in Islanda.

Ma mentre la sua popolarità cresce giorno dopo giorno, si fanno sempre più tesi i rapporti con gli Sugarcubes, con i quali la collaborazione si interrompe nel 1992. È la prima grande svolta nella sua carriera da personaggio del panorama musicale mondiale, a cui ne seguirà un'altra, seppur per motivi diversi, quattro anni dopo, in quello che lei stessa definirà "l'anno dello schianto". La carriera solista di Björk inizia nel 1993, quando pubblica Debut. Un album che sembra unire pop, techno e sperimentazione, specialmente a livello vocale. Il brano probabilmente più riuscito e coinvolgente è "Violently happy", a cui fanno da contorno atmosfere cupe come quelle di "Play dead" e sonorità soffuse e tranquille come in "Human behaviour". Va detto che il disco dimostra comunque di essere un po' "acerbo", aspetto che non impedirà a Björk di vincere 2 Brit Awards, oltre a vendere alcuni milioni di dischi.
E giusto per non farsi mancare nulla, scrive anche Bedtime stories per Madonna.

Post Dopo un paio d'anni arriva Post, album che già dai primi brani si rivela diverso dal precedente: melodie più accentuate, suoni più curati, ed un ancora maggiore ricorso agli archi, dove spicca per originalità l'arpa. L'album è molto vario, e va dai ritmi da ballata di I miss you, alla melodia vagamente malinconica di Isobel, senza dimenticare la divertente e scanzonata It's oh so quiet, rifacimento di una vecchia canzone. Post è forse meno "spontaneo" del precedente, ma sicuramente più maturo e completo.
Il 1996, al di là del poco significativo Telegram, è l'anno della seconda grande svolta nella carriera dell'artista: all'aeroporto di Bangkok aggredisce una troupe che cerca di riprendere il figlio Sindri. Qualche mese prima aveva dichiarato "se non facessi musica sarei al manicomio", mentre qualche mese dopo l'episodio riceve un pacco bomba da un folle, poi suicidatosi. È ora di staccare la spina, e Björk torna nella sua terra per isolarsi. "Ho dovuto dare un taglio allo schifo che mi circondava", dichiarò. L'isolamento fu vissuto in montagna, tra gli elementi e i suoni della natura, la luce del circolo polare artico e i colori della lava. Ne uscirà forse il suo album migliore, Homogenic. Venne definito "uno dei lavori più sperimentali ed estroversi di Björk, con ritmi prodigiosi che riflettono il panorama dell'Islanda". Prodotto, tra gli altri, con la collaborazione di Howie B., Homogenic è la maturità musicale di Björk, dove si susseguono sinfonie che fanno degli archi, vera ossessione dell'artista (assieme alla voce), il loro punto di forza. Un disco straordinario, degnamente rappresentato dalla bellissima Bachelorette, brano in cui il "folletto dei ghiacci" (come viene a volte definita) mette anche un certo tocco di sensualità. Bachelorette è solo il pimo dei cinque singoli che verranno estratti da questo album: gli altri quattro sono Joga, Hunter, Alarm call e All is full of love. In tutto, cinque brani sostanzialmente diversi tra loro, uniti dalla voce più caratteristica del mondo della musica.

Björk non pubblica più nulla per 3 anni circa, passati i quali torna non in veste di cantante, ma addirittura di attrice protagonista, nel tormentato Dancer in the dark di Lars von Trier. Un'esperienza intensa, ma che le ha fatto giurare che non ricoprirà più un ruolo del genere. Descrisse le riprese come "pesanti, fisicamente ma soprattutto emotivamente", spiegando che non le riusciva di separare le vicende di Selma (la protagonista del film) dalle proprie, finendo per viverne le sofferenze e le vicissitudini. Medulla Due sono gli album legati in qualche modo a Dancer in the Dark: SelmaSongs e Vespertine. Il primo altro non è che la colonna sonora del film, nel quale Björk non offre il meglio di sé, forse segnata ancora dalle riprese: è un album sofferto, lontano dai suoi canoni usuali. Il secondo invece vede la luce l'anno dopo, e rappresenta una sorta di "reazione" al film: è un disco intimistico, dove sembra cercare la tranquillità e la riflessione, sull'onda dei sentimenti. Un album, insomma, decisamente soft.

A questi due album fanno seguito nel 2002 un Greatest Hits ed un oggetto da collezione come Family Tree, un cofanetto con 6 CD e un libretto contenente i testi delle canzoni e una sorta di "albero genealogico" delle canzoni di 25 anni di carriera divise per "rami" musicali: Roots, Beats, Strings e un ramo poetico, senza nome.
Nel 2004 arriva quello che probabilmente è il più grande esperimento musicale di Björk, ai limiti dell'azzardo: Medulla. Un album dove l'elemento centrale è la voce umana, quella di Björk in primis, accompagnata dall'Icelandic Choir, da Mike Patton, da Tagaq, Rahzel e Dokaka e da Robert Wyatt. Del disco ha detto "La voce umana è lo strumento più perfetto che esista, che bisogno c'è di usarne altri?". Gli strumenti musicali non sono del tutto assenti, ma si limitano ad un paio di arrangiamenti in altrettanti brani. Le canzoni più evocative sono sicuramente le splendide Vokuro e Sonnets/Unrealities XI. Inoltre un altro brano di Medulla, Oceania, viene cantato in agosto da Björk alla cerimonia di apertura dell'olimpiade di Atene. Al momento attuale (ottobre 2005) l'ultimo album pubblicato è Drawing Restraint 9, colonna sonora dell'omonimo film del marito Matthew Barney (a cui ha dato una figlia, Isadora, nata nell'ottobre 2002), dove Björk riprende alcune tecniche di Medulla, aggiungendovi sonorità "marine", data l'ambientazione del film (una petroliera), nel quale tra l'altro si concede un cameo come comparsa. Va ricordato anche l'uso di strumenti della cultura giapponese come lo Sho.

Attualmente sembra che l'artista islandese stia lavorando ad un nuovo album, prima di iniziare un lungo tour. In Islanda Björk è ormai diventata una figura istituzionale, e il premier ha promesso di darle in usufrutto l'isoletta di Ellidaey precisando che "Björk ha fatto molto più della maggior parte dei suoi connazionali per rendere famosa l'Islanda".